Neonato, responsabilità medica, risarcimento del danno, indennità di accompagnamento, compensatio

La sentenza in esame (Cass. civ. n. 12567/18) concerne il caso di un neonato, sano durante la gestazione, vittima di una grave ipossia cerebrale a causa della ritardata esecuzione del parto cesareo, ascrivibile a colpa del medico di turno. Nello specifico viene rimessa alle SS.UU. la questione se dall’ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l’assistenza personale, debba sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento erogata al minore dall’Inps.

In ordine a ciò, un primo orientamento sostiene la cumulabilità dell’indennità di accompagnamento con il risarcimento del danno (Cass., Sez. 3, 27 luglio 2001, n. 10291), mentre un altro – abbracciato dalla sentenza in esame – statuisce che “…nella liquidazione del danno patrimoniale consistente nelle spese che la vittima di lesioni personali deve sostenere per l’assistenza domiciliare, il giudice deve detrarre dal credito risarcitorio il beneficio spettante alla vittima a titolo di indennità di accompagnamento…”. Il non cumulo è ancorato al rilievo che la percezione di detto emolumento incide sulla natura del danno risarcibile, per il semplice fatto che lo elimina in parte, in quanto: “…qualsiasi emolumento previdenziale o indennitario può incidere sulla liquidazione del danno aquiliano, se la sua erogazione è intesa a sollevare la vittima dallo stato di bisogno derivante dall’illecito…”.

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