Morte del coniuge: sì al cumulo di risarcimento e pensione di reversibilità

Con la sentenza numero 12564 del 2018 la S.C. ha statuito che “…dall’importo liquidato a titolo di risarcimento del danno patrimoniale da morte del familiare non deve essere detratto quanto già percepito dal congiunto a titolo di pensione di reversibilità …”. Tale assunto si basa sia sulla natura non risarcitoria della predetta erogazione previdenziale che sull’inapplicabilità, in ragione della diversità di titolo dell’attribuzione patrimoniale pensionistica rispetto al fatto illecito, della compensatio lucri cum damno.

Già nel  le Sezioni Unite (sentenza 30 giugno 2016, n. 13372), che pur non esaminarono in fondo la questione “della compensatio lucri cum damno”, osservarono incidentalmente quanto segue: “…l’individuazione dei presupposti di applicazione del principio della compensatio lucri cum damno, che è strettamente connesso con il tema della cumulabilità di varie voci di danno ai fini dell’applicabilità del principio del risarcimento del danno effettivo, presuppone pur sempre l’esistenza (e l’entità) di un danno risarcibile; e solo su questo eventualmente sarebbe esercitabile la surroga. Non senza osservare che la riscossione dell’indennizzo da parte del danneggiato eliderebbe in misura corrispondente il suo credito ri-sarcitorio nei confronti del danneggiante, che pertanto si estinguerebbe e non potrebbe essere più preteso, nè azionato”.

La sezione III rimette la questione alle SS.UU., auspicando che il problema interpretativo sia risolto secondo i seguenti principi:

(a) alla vittima di un fatto illecito spetta il risarcimento del danno esistente nel suo patrimonio al momento della liquidazione;

(b) nella stima di questo danno occorre tenere conto dei vantaggi che, prima della liquidazione, siano pervenuti o certamente perverranno alla vittima, a condizione che il vantaggio possa dirsi causato dal fatto illecito ed abbia per risultato diretto o mediato quello di attenuare il pregiudizio causato dall’illecito;

(c) per stabilire se il vantaggio sia stato causato dal fatto illecito deve applicarsi la stessa regola di causalità utilizzata per accertare se il danno sia conseguenza dell’illecito.

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